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Di fronte alla frenesia del mondo moderno, alla sua fretta perenne, al suo “dover sempre andare da qualche parte”, l’essere umano deve opporsi riscoprendo il valore della calma e dell’attesa.

‘Mamma, gli insegnanti ci dicono sempre che dobbiamo sbrigarci, che non possiamo perdere tempo perché dobbiamo andare avanti. Ma mamma, dove dobbiamo andare? Ma avanti dove?’

 

Il professor Zavalloni parlava a questo proposito di “Pedagogia della Lumaca”, pensando in particolare al ruolo che la scuola avrebbe dovuto avere in questa partita e esortando alla riscoperta di alcune strategie didattiche che sembrerebbero passate di moda, quali: il perdere tempo a parlare; il ritorno al pennino e al calamaio; il passeggiare, camminare, muoversi a piedi; il disegnare anziché fotocopiare; il guardare le nuvole nel cielo; e infine lo scrivere e inviare cartoline vere, usandole come mezzo artistico.

Ma lo stesso discorso si può rivolgere al mondo al mondo degli adulti, anche perché l’educazione dei più piccoli passa per forza attraverso di loro. La “Scuola Lenta e Nonviolenta” può allora diventare un vero e proprio “Stile di Vita Lento e Nonviolento”, e gli stessi principi di educazione all’attesa, di recupero di certe abitudini tradizionali e di riscoperta delle bellezze della natura si possono ri-adattare a seconda dell’età (il bimbo aspetta alla fine dell’allenamento di calcio, mentre il padre uscito dal lavoro è in attesa del pullman alla fermata), del luogo (le nuvole nel cielosi possono essere viste sia da chi vive in città che dai contadini che popolano le campagne), della cultura di appartenenza…

Converrebbe a tutti essere un po’ più lenti. E avere un rapporto migliore con il tempo, affrontandolo con atteggiamento attivo, senza farsi sopraffare dagli impegni, dai ritardi cronici, delle corse in macchina da una parte all’altra della città: vivere il tempo, senza farsi vivere dal tempo.

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