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Giù le maschere

EssereUmaniè il nostro punto di arrivo. Ci siamo arrivati dopo essere stati nel mondo e dopo aver raccolto ingiustizie, violenze, omissioni, sguardi abbassati…
Ma l’uomo non è questo, è molto altro!


L’uomo ha il diritto di trovare la sua personale armonia, un’armonia che passa dalla relazione con gli altri, dal sentirsi amato così com’è senza aggiunta di maschere.
Si diventa disumani quando si scappa, quando non si ha il coraggio di fermarsi e di distogliere lo sguardo dall’altro posandolo su di sé. Al contrario, l’essere umano per sua natura quando guarda gli altri vede sempre, almeno in parte, un riflesso di sé. In chi è triste vede un po’ della sua tristezza, in chi viene emarginato tocca con mano un po’ della sua emarginazione quotidiana.
Perché io sono ciò che sono in virtù di ciò che tutti siamo.
Quando l’uomo, per evitare tutto questo, si mette una maschera o scappa, vuol dire che qualcosa si è rotto. È il disordine che incombe, arrivato a scombinare i piani dell’equilibrio e dell’armonia. Chi non lo sa affrontare, rischia di perdersi nel circolo vizioso dell’odio. Perdono, mediazione, didattica sociale e nonviolenza sono solo alcuni degli strumenti da mettere in campo in queste situazioni, per tornare ad essere umani.
In questi anni tutte le persone che abbiamo incontrato tra il carcere e la strada ci hanno insegnato che cos’è la paura e che cos’è la libertà: la paura è ciò che ci spinge a far finta di essere sempre qualcun altro, mentre la libertà rappresenta ciò che siamo realmente. Non si può essere veramente liberi finché si ha paura.
Tutti questi incontri sono stati e continuano ad essere per noi uno stimolo per comprenderci, per scavare e cogliere gli aspetti positivi dell’essere umano. Dentro di noi e negli altri. Quello che vogliamo fare è raccontare il disordine che abbiamo visto e con il quale quotidianamente ci confrontiamo, aprire finestre di comunicazione tra mondi apparentemente distanti e, guardando alle analogie piuttosto che alle differenze, dare vita a quell’impasto umano che, in fondo, ciascuno di noi è già.

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